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ROMA – I siti per l’immondizia di Roma ci sono, il prefetto Sottile li ha individuati. Tutto bene quindi. Ma qualcosa non torna. Nella ricognizione fatta dal supercommissario emergono forti discrepanze con i dati su cui si era basato il decreto di Clini, licenziato appena una settimana fa. Un numero salta agli occhi da subito: la «capacità residua» a disposizione per i rifiuti di Roma è di 230.747 tonnellate l’anno, ma quella indicata nel decreto è di 930.207.

Una differenza enorme che ha fatto pensare al fallimento del provvedimento, o, peggio al temuto boicottaggio degli enti locali del Lazio. In realtà dal ministero spiegano che la capacità residua è diminuita soprattutto perché è molto maggiore il totale dei rifiuti già trattati (non 1.064.666 come indicato dalla tabella del decreto, ma circa 1.600.000).

Questa cifra, tuttavia non ufficiale, andrebbe a colmare quasi completamente le discrepanze. Il commissario spiega nel documento che «i dati forniti dalla Regione Lazio» del decreto Clini «riguardano le quantità consolidata del 2010». Per proseguire il suo percorso il decreto avrà bisogno di dati più chiari. Durante l’ultimo tumultuoso incontro con Clini i presidenti delle province coinvolte avevano adombrato il sospetto che i numeri su cui si basava il decreto non fossero corretti. «Se così fosse denuncerei chi me li ha forniti», ovvero i gestori degli impianti e, indirettamente, gli enti locali. Forse è la prossima tappa.

LE DISCREPANZE E IL CASO LATINA

La diffida di Sottile a mettere a disposizione spazio per i rifiuti di Roma riguarda 4 impianti (Albano, Viterbo, Colfelice e Castelforte), mentre la tabella utilizzata da Clini per il decreto ne prevedeva 10. La discrepanza viene spiegata dal prefetto: i quattro siti di Trattamento meccanico biologico di Roma (due di Ama e due di Colari) che erano indicati nel provvedimento del ministro operano già alla massima capacità (498.058 tonnellate) e non al 40 per cento come stimato in precedenza, «è il segno che è in città partita davvero la differenziata», spiegano dal ministero.

Discorso simile per Aprilia «che risulta operare alla massima capacità autorizzata», cosa che non si evinceva dal decreto nel quale si parlava di 73.818 tonnellate. Altra indicazione che viene corretta è quella di Albano Laziale, dove la potenzialità è di 50 mila tonnellate e non 73.818. Un buco lo lascia anche l’impianto di Paliano (Frosinone), che «non può trattare rifiuto indifferenziato», producendo soltanto quello semilavorato (il cosiddetto cdr). In controtendenza la società Ecologica Viterbo che ha messo a disposizione uno spazio maggiore rispetto a quello previsto (30.000 tonnellate, contro 23). A Latina, invece, c’è un vero caso: la provincia dice che l’impianto di Castelforte non è in funzione, ma a Sottile la società che lo gestisce ha assicurato che lavora regolarmente e ha lo spazio per ricevere altre 11 mila tonnellate l’anno.

L’obiettivo è mandare a Malagrotta sempre meno immondizia non trattata, come imposto dall’Ue. Scrive Sottile «considerato che a Roma si riducono un’eccedenza di circa 1.500 tonnellate di rifiuto indifferenziato rispetto all’attuale capacità di trattamento, ne consegue che con il coinvolgimento degli impianti Tmb della Regione Lazio, quasi la metà di detto rifiuto può essere sottoposto a trattamento, con beneficio finale» per la discarica di Malagrotta». Un beneficio arriverebbe anche da un po’ di chiarezza in più.

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